Assoluzione piena per la madre accusata di abbandono di minore e maltrattamenti

Nei giorni scorsi il Tribunale di Avellino ha pronunciato una sentenza di piena assoluzione nei confronti di una madre imputata dei gravi reati di abbandono di minore (art. 591 c.p.) e maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) ai danni della figlia.

Per la prima imputazione, il giudice ha stabilito che “il fatto non costituisce reato”; per la seconda, è stata riconosciuta la formula piena “il fatto non sussiste”. Si attendono ora le motivazioni della sentenza, epilogo del delicato processo.

Secondo la decisione, le accuse di maltrattamenti si sono rivelate prive dei necessari presupposti oggettivi e soggettivi. La difesa — come illustrato nel corso del dibattimento — ha evidenziato l’assenza di qualsiasi regime di vita vessatorio o di condotte lesive dell’integrità morale della minore. Tale circostanza è stata confermata da un quadro testimoniale univoco: insegnanti, assistenti sociali e persone a conoscenza dei fatti hanno riferito della presenza costante, attenta e collaborativa della madre.

È, inoltre, emersa l’assoluta mancanza di dolo: la madre, lungi dal porre in essere comportamenti maltrattanti, si era dimostrata costantemente impegnata nella gestione della figlia. Il medico curante ha confermato una frequente e proattiva interlocuzione con la donna, che si rivolgeva regolarmente a lui per garantire le cure più adeguate alla bambina, seguita – proprio per volontà della madre – da un Ospedale pediatrico di fama internazionale.

Quanto al reato di abbandono di minore, nel corso del processo è emersa non solo la presenza materiale della madre, ma anche il significativo sforzo da lei compiuto per far fronte alle difficoltà logistiche legate alla gestione quotidiana della terapia.

Decisiva, inoltre, la valutazione dell’assenza di pericolo: è stato dimostrato come il temporaneo peggioramento clinico della minore non fosse imputabile a negligenza materna, quanto – piuttosto –alle dinamiche fisiologiche e tecnologiche proprie della gestione della malattia.

Questa sentenza definisce positivamente un iter processuale complesso e delicato iniziato nell’anno 2021, e la fine di un lungo percorso di sofferenza per la madre, rimasta ingiustamente esposta ad accuse molto gravi, rivelatesi infondate. Un processo che, come evidenziato in aula, è stato senz’altro alimentato dal contesto conflittuale seguito alla separazione dei due coniugi, nel quale – come purtroppo spesso accade – le aule giudiziarie vengono trasformate in terreno di rivalsa personale, a discapito della verità dei fatti e della serenità familiare.

L’assoluzione restituisce ora alla donna non solo la dignità ingiustamente messa in discussione, ma anche la possibilità di proseguire la propria vita e il proprio ruolo genitoriale senza più l’ombra di accuse quantomai penose, soprattutto per una madre.

Questa vicenda ricorda, infine, quanto sia complesso e delicato gestire una malattia cronica in età pediatrica, ambito in cui le difficoltà quotidiane sono spesso invisibili a chi osserva dall’esterno. In un contesto così fragile, il giudizio affrettato rischia di trasformarsi in ingiustizia, mentre solo la conoscenza, la cautela e il sostegno possono garantire serenità alle famiglie, valore essenziale per la corretta e reale tutela dei minori coinvolti.

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